mercoledì 7 ottobre 2009
Non so se e' vero...ma ci credo
La mentalita' europea riconosce di avere dei limiti, accetta la sua imperfezione, e' scettica, dubbiosa, si pone interrogativi. Le altre culture sono prive di questo spirito critico. Anzi loro tendono alla boria, a considerare perfetto tutto cio' che e' loro, sono acritiche nei propri confronti. Attribuiscono la colpa di tutto esclusivamente agli altri, a forze estranee (congiure, agenti, dominazioni straniere sotto varie forme).
Interpretano ogni critica come un attacco malevolo, come un segno di discriminazione, di razzismo. I rappresentanti di queste culture considerano la critica come un'offesa personale, come un tentativo deliberato di umiliarli, perfino come un modo di infierire.
A dir loro che la citta' e' sporca, reagiscono neanche avessimo detto che sono sporchi loro stessi, che hanno le orecchie, il collo e le unghie nere. Invece di sviluppare il senso critico, sono impastati di rancori, di complessi, di invidie, di insofferenze, di permalosita', di manie. Cio' li rende culturalmente, strutturalmente incapaci di progredire, di creare in se' una volonta' di trasformazione e sviluppo.
Le culture africane (perche' sono molte, cosi' come sono molte le religioni) appartengono per caso a questi acritici intoccabili? Certi africani come Sagid Rasheed hanno cominciato a chiederselo, cercando di scoprire come mai, nella gara dei continenti, l'Africa arrivi sempre ultima."
...leggendo Ebano, di Ryszard Kapuscinski.
venerdì 2 ottobre 2009
Anniversari
C’e’ chi decide di sfidare le rapide di una cascata a bordo di una canoa.
C’e’ chi scala le montagne a mani nude.
O chi molla tutto e apre un chioschetto di gelati su una spiaggia hawaiana.
Chi addestra leoni e belve o vive allevando ghepardi.
Chi nuota con gli squali.
Chi si fa bruciare vivo e chi cammina sui tizzoni ardenti.
Chi si riempie di piercings e tatuaggi.
Chi si arrampica sugli specchi...
Di cose estreme se ne sentono in giro, ma noi conosciamo due persone che hanno fatto di piu’: hanno scelto di sposarsi e restare uniti per trentanove anni e mettere al mondo quattro figli e vederne di tutti i colori..
E poi altri due, che sono arrivati a 38 e due figli piu’ dieci bottiglie di fragolino..
Auguri!
martedì 22 settembre 2009
mercoledì 16 settembre 2009
venerdì 21 agosto 2009
Il vero capo..
Soprattutto qui in sudafrica, appena esci dalle strade principali, dalle high-ways, non trovi neanche un singolo palo della luce a illuminarti la via e, a parte qualche spersa casetta nel mezzo del nulla con la sua timida lucina e i tuoi due coni di luce proiettati dalla macchina, non vedi assolutamente niente.
E' strano perche' da noi non succede proprio piu'.
C'e' talmente tanta illuminazione tra paese e paese, citta' e citta', che ci hanno spento anche le stelle e guidare di notte non ha tutta quell'aria di mistero ed eccitazione che invece si prova qui.
Siamo partiti la sera di qualche domenica fa per raggiungere quella che sulla cartina sembra essere la vera e unica e sola punta piu' a sud di tutto il continente africano: cape aghulas.
Indifferentemente chiamata l'aghalas o l'aghulas...
La sera siamo andati a dormire in un colorato backpacker, pieno di gente tutt'intenta a giocare a biliardo e chiacchierare intorno al fuoco.
Dopo una faticosa ricerca di cibo e una bella dormita, la mattina dopo finalmente ci rendiamo conto di dove siamo finiti: intorno al backpacker solo la main road, dove si affacciano qualche alberghetto e ristorante da turista e poi ville bellissime che ci fanno sgranare gli occhi...bello spiare all'interno attraverso le finestre! Ma chi ci abita qui, cosa staranno a fare in questa lingua di terra lontana dal mondo..?
e poi un faro, che ti indica che sei arrivato finalmente all'inizio o alla fine di tutto.
Il mare stupisce, soprattutto venendo da Cape Town: e' l'oceano indiano, piu' azzurro, piu' caldo. Via le scarpe e i calzini: dobbiamo provare quest'acqua.
La vegetazione e' quella tipica del western cape: distese di fynbos infinito che di tanto in tanto riesce ad attecchire su piccole dune di spiaggia finissima e bianca. Niente animali, struzzi e babbuini, solo – ahime - turisti ad affollare con braii e jeep questa estesa prateria.
Facciamo un giro lontani dal vociare, strade e stradine che si inerpicano per dune e collinette.
Bello, non me l'aspettavo cosi' (ma non saprei dire cosa mi aspettavo).
E poi via verso Arniston, questo ultimo baluardo di pescatori, con le sue casette bianche dal tetto di paglia, gente povera che vive qui e vive di pesca con 'sto mare incredibile.
Ci ha colpito il silenzio, i panni stesi ad asciugare, la maglietta dell'ANC indossata dalla lady della piccola osteria dove abbiamo fatto tappa...cosa vorra' dire quella maglietta?
Cosa pensera' un pescatore di Arniston della politica, dimenticato come e' da tutto e tutti, che vive senza nulla, probabilmente senza soldi, mangia solo i frutti del mare...cosa gliene importera' del presidente della repubblica sudafricana e chi e' e chi non e' quando tutto cio' che gli interessa sapere e' se riuscira' ad uscire in mare anche oggi e guadagnarsi la giornata..
Ultima tappa:Elim.
Nome strano per un paese strano.
Una strada, una sola, dove tutto – ma cosa? - si svolge. I bambini ci sono e ce ne sono tanti, fanno gare di bici. Ma gli altri dove sono? Qualcuno si intravede se guardi bene al di la delle porte semiaperte delle case ma restano immobili, ti guardano restando immobili.
Cos'e' sto posto?
Sappiamo solo che e' stato fondato da una missione morava, che ha costruito qui un mulino, le case, le strade e non ha permesso a nessun'altro che non facesse parte della stessa missione di costruire o di far parte di questa comunita'.
Nulla di piu'.
E dove sono adesso questi moravi? Si nascondono anche loro o hanno deciso di abbandonare tutto?
Andiamo via, torniamo verso il traffico, le larghe autostrade, la citta', le luci...con un'alone di un qualcosa di inspiegabile che ci accompagna.
