venerdì 13 gennaio 2012

E sette!

E chi l’avrebbe mai detto?
La cosa piu’ difficile della gravidanza non e’ la gravidanza, ma sfuggire a tutti i racconti macabri che la riguardano.
Se posso darvi un consiglio, future mamme: leggete libri per informarvi ma solo il minimo indispensabile (l’istinto materno e paterno placheranno tutte le vostre ansie), non ascoltate racconti di amiche, cugine, amiche di amiche, parrucchiere ed estetiste sulla loro esperienza del parto.
Quando poi sara’ il vostro turno (a cose fatte, insomma) allora potrete di nuovo avere una conversazione normale col resto delle ex-gestanti e dirgli la vostra esagerando un po’ (ma non ad altre future mamme: ritorneremmo nel loop dell’horror!).

I parti di tutte le altre donne sono generalmente stati traumatici, al limite del tragico.
Ho sentito solo un paio di testimonianze di parti meravigliosi e “normali” – cioe’ sofferti, ma quanto basta - e penso a quei racconti quando m’imbegolo nell’ennesima storia disumana di lotta per la sopravvivenza.
Oppure mi estraneo pensando a una a caso delle 240 puntate di Friends, facendo finta di ascoltare...
Ma bando alle ciance.
Siamo all’alba del settimo mese e tutto va liscio.
Il bimbo scalcia, la panza aumenta e i problemini quotidiani pure: fare manovra per parcheggiare l’auto, allacciarsi le scarpe, attaccare le prese elettriche – ma perche’ le hanno messe tutte cosi’ in basso? -, rifare il letto...
Sciocchezze cosi’ insomma, che paragonate al miracolo della vita, che importanza vuoi che abbiano.
Il miracolo della vita...
Onestamente, a volte mi risulta ancora molto difficile immaginarmi di avere un bambino (maschio, per giunta!) dentro la mia pancia, pur avendolo visto attraverso le ecografie e sentito grazie ai suoi continui, deliziosi calcini e pugnetti (non e’ ironico: sono veramente deliziosi!) o vedermi in veste di mamma paziente e amorevole, che si sveglia nel cuore della notte e allatta questa bestiolina..o pensare di abbandonare per un po’ quelle sane e semplicissime abitudini, tipo andare al cinema, a una mostra, etc etc, partire solo con uno zaino (e non con una voluminosa scorta di pannolini sotto il braccio)..e in tutto questo non ci vedo ancora nessun miracolo della vita, a dire il vero.
Ma adesso, almeno, ci provo.
Si, direi che sti 9 mesi servono a qualcosa.
Vi giuro infatti che non ho fatto nessuna faccina da mamma raggiante – tipo quelle delle riviste premaman – quando ho guardato il risultato del test di gravidanza.
Ero ... attonita?stranita?impreparata?instupidita?ma si, pure un po’ incavolata col mondo tie’..
E non sono stata neanche tanto contenta per tutte quelle schifose nausee del secondo mese (bleah), che col cavolo che sono solo mattutine: mi assalivano a tutte le ore (ma per fortuna, non succede a tutte le donne).
(Vabbe, se lo vogliamo dire per rientrare nel loop dell’horror, sono tutt’ora molto nervosa all’alba dell’ennesimo prelievo di sangue e non sono affatto contenta di non poter bere vino e mangiare prosciutto quando mi va, ecco l’ho detto)!
Ma poi, piano piano vai avanti, ti assesti nel tuo nuovo equilibrio e la pancia comincia finalmente a crescere, i jeans non ti entrano piu’- e una volta tanto ne sei contenta..Poi cammini per strada e sorridi dicendo a te stessa “io sono incinta, voi siete solo delle persone ... normali!” e il mondo smette di girare cosi’ come, per trent’anni, ha sempre girato.
Guardi tutto da un’altra prospettiva e forse e’ questo quello che nei libri chiamano “spostamento del baricentro” (secondo me invece il baricentro, quello solito, resta dove sta!).
Devi ora sopportare i discorsi delle tue colleghe (che pure facevi anche tu, fino a 2 mesi fa eh!) di quanto sia “ impossibile restare incinte in questo momento della vita, devo lavorare e realizzarmi nel lavoro, non capisco come la gente possa fare figli con la crisi globale che c’e’..” e le ammezzeresti tutte.
Fai pure la spesa comprando cose che non avresti mai immaginato di voler mangiare.
Senza contare le innumerevoli ansie, paranoie, perplessita’, che vorresti gridare al resto del mondo..ma che il resto del mondo non capirebbe.
Ti senti unica, eppure questa e’ un’ esperienza che hanno avuto miliardi di donne prima di te.
E’ tutto un casino, insomma. Un normalissimo, atavico casino a cui devi abituarti e ci vuole tempo. Quindi penso che nove mesi sono proprio giusti per realizzare.
Infatti arrivi poi ad un punto – piu’ o meno ... ci sono dentro! – in cui ti abitui ad avere una bestiolina che ti fa compagnia 24 ore su 24, che si muove, che a suo modo reagisce alla tua vita di tutti i giorni e quasi quasi non vorresti lasciarla uscire piu’...
Cominci a pensare alle tutine da comprargli, agli sport che vorresti che praticasse, a come saranno i suoi capelli e il colore degli occhi, a tutte le cose che gli insegnerai e speri che vada bene a scuola!Ti immagini per lui o per lei un futuro bello, sereno, sano, paradossalmente e magicamente migliore di quello che in realta’ – dentro di te lo sai bene - lo attende.
Una magia insomma. Che non si capisce se non si prova (questa odiosissima frase dovevo proprio mettercela!).
Vorrei poter giurare di non cambiare, di restare come sono e non diventare una di quelle mamme iper-apprensive che tanto odio e che mi fanno un po’ ridere, cercare di mettere dei limiti a quello che posso e non posso fare, con questa personcina. Ma non so se saro’ in grado...Il vortice mamma-bebe’-passeggino-pannolino inghiottira’ anche me forse e tra un po’ non parlero’ d’altro che di tira-latte e bave e dentini che spuntano...

Comunque volevo dire che se verrete a trovarci, in ospedale, o poi a casa o non so quando sara’..non portate fiori, ne tutine, ne bavettine ne opere di bene...ma solo tante Ceres, la bionda non la rossa mi raccomando che’ non mi piace, e se vi trovate pure un bel panino col prosciutto, di quelli buoni che fanno nelle salumerie di giu’...
Ecco, intanto desidero questo poi si vedra’!

martedì 15 novembre 2011

martedì 25 ottobre 2011

Secchi, secchie e secchioni.

Ormai e’ da qualche annetto che ci convivo e penso di essere arrivata ad una conoscenza abbastanza intima dell’argomento, tanto da poterne scrivere con una certa scioltezza.
Mi riferisco a loro: i nerds.
Tradotto in italiano: i secchioni.
Definizione da wikipedia: chi studia molto e non ha vita sociale.
Correggerei: chi studia solo e crede di avere una vita sociale.
Il mondo scientifico e’ un parcheggio infinito di gente cosi’.
In questi ambienti, la regola generale e’ conoscere nerds, l’eccezione e’ conoscere persone normali (non ho detto stimolanti, interessanti, ho detto solo normali).
E tutto andrebbe bene se uno avesse una ricetta, un segnale, uuunqualchecosa per riconoscerli subito e girargli alla larga. Il problema e’ che a volte si mimetizzano molto bene e rischi di entrarci quasi in confidenza, prima di accorgerti che sono loro e cominciare con quella serie di pietose scuse per allontanarti e non farti riagganciare piu’.
Il mio e’ un tentativo disperato di descriverli, un vademecum per avere qualche punto fisso e schivarli (o redimerli, nei casi lievi, perche’ e’ possibile se presi in tempo) piu’ facilmente.
Partiamo dall’inizio.
Il nerd non nasce nerd. Il nerd nasce sfigato e poi diventa nerd dopo avere passato anni in un certo ambiente universitario, generalmente molto complesso e competitivo: le facolta’ di ingegneria, chimica, fisica e matematica sono terreni fertili per la coltura di personalita’ gia’ problematiche.
Quindi: studia materie scientifiche – non si hanno notizie aggiornate di nerds nel campo umanistico, e secondo me c’e’ una spiegazione proprio “geografica” a questo* - arriva praticamente sempre al dottorato (quando non diventa pazzo prima) e nella totalita’ dei casi lo supera, va avanti con post-doc e poco dopo giunge fiero al fatidico ruolo di ricercatore, di solito in posticini sperduti della Germania o in USA.
Veste malissimo ma se, quelle rare volte, ha un certo senso dell’abbigliamento, allora guardategli subito i piedi, perche’ le scarpe saranno inadeguate oppure i calzini orribili (e soprattutto ben in vista, sotto quei pantaloni troppo corti). Le scarpe sono generalmente quelle da trekking, in tutte le stagioni (con la variante sandalo con calzino bianco - alla tedesca, per intenderci - se fa proprio caldo caldo caldo).
Del resto, questo ha una spiegazione molto semplice: la giornata lavorativa/di studio si sa quando inizia ma non si sa mai quando finisce e bisogna stare comodi (a questo riguardo: la comoda variante scalzi con calzino –solitamente bianco e con la suola sporca – e’ prerogativa dei soli nerd anglosassoni. Alla regina piace la moquette anche all’universita’, si sa)...
I capelli sono di solito corti e con forfora.
L’incarnato e’ piuttosto pallido e con borse sotto gli occhi ma – ATTENZIONE! – ci sono anche quelli che amano la montagna, la bici, la vita all’aria aperta, insomma tutte quelle cose solitarie – che poi sono gli stessi che indossano scarpe da trekking - e percio’ sfoggiano un po’ di abbronzatura durante buona parte dell’anno, depistandoci.
Ah si: ad un’attenta analisi epidermica, non sfuggira’ la presenza di eczemi da stress.
Occhialoni spessi si, ovvio...ma a volte madre natura puo’ essere benevola, quindi eliminerei l’occhiale: non costituisce un mezzo per un facile riconoscimento a distanza. (Forse pero’ si puo’ provare con l’olfatto...).
Ricapitolando: le caratteristiche fisiche non sono determinanti. Il nerd, come gia’ detto, potrebbe addirittura essere uno sportivone, vestito non male e con una bella abbronzatura..insomma, bisogna stare in campana, perche’ l’abito non fa il nerd (ma contribuisce).
E cosi’, facciamo un passo avanti: osserviamolo a livello caratteriale-emozionale, il nostro eroe. E’ qui che si distingue ben bene.
E’ timidissimo. Pranza solo o accompagnato da un paper o dal suo pc. Solitamente mangia al chiuso – cioe’, se c’e’ una mensa, in mensa..se non c’e’ la mensa davanti al computer, alla sua scrivania – ma sempre all’ombra, penombra o alla luce dei neon, guai a uscire fuori all’aria aperta e distendersi su un prato al sole per quella mezz’oretta. Poi c’e’ da dire che il pranzo in mensa e’ il loro unico pasto piu’ o meno completo ed edibile, a meno che la mensa non faccia servizio anche a cena, ovvio.In quest’ultimo caso, pesatelo all’inizio e poi alla fine del suo dottorato, post-doc, quello che sia: una bella prominente panzella, che chiameremo appunto panzella da nerd, si fara’ spazio sotto gli abiti, a volte tendente all’obesita’- soprattutto se stiamo parlando di nerd che si trovano in Francia – co’ tutta quella creme-fraiche dio bono – Germania, Inghilterra o USA.
Arriva molto presto in ufficio al mattino e di solito, quando ti capita di passare per sbaglio sotto le finestre del tuo building, la sera tardi, la sua luce e’ ancora accesa – generalmente e’ l’unica ancora accesa. Forse, stanchissimo, sta solo guardando qualche video divertente su youtube per distrarsi un po’ o leggendo un quotidiano on-line o guardando gli orari dei film al cinema, prima di tornare a casa – impossibile - oppure sta cercando di risolvere quel maledetto problema che proprio non gli da pace – certamente si.
Quando interagisce trovandosi per errore in ambienti normali, fa uscite improbabili e fuori luogo, di solito a voce molto alta – a meno che non stia ad una conferenza, dove parla solo e soltanto di scienza e li tiene banco, sempre a voce molto alta; di solito fa battute a cui ride da solo, oltretutto ride con risate convulse concentrate, cioe’ durano quei 2-3 secondi e poi torna alla sua espressione serissima e persa, di botto. Vorrei essere in grado di descriverla una risata convulsa concentrata ma non riesco. Se proprio non siete mai incappati in qualcosa di simile e volete sperimentare – cosa che vi auguro di tutto cuore, per aumentare il vostro bagaglio culturale – provate a farci caso prendendo uno di quegli autobus che dalle 7 alle 10 del mattino trasportano soli nerds verso i campus o le facolta’ scientifiche – tipo a trieste il 39 o il 51, a grenoble il 34...
Ah, non ha amici.

Ma di recente mi e’ capitato di aggiungere al catalogo un’altra categoria di nerds.
Forse le nuove generazioni secchione – cioe’ quelle che adesso hanno dai 24 ai 26 anni – hanno compiuto un salto evolutivo (vuoi per facebook, vuoi per mancanza di idee...). I nuovi nerds pranzano in gruppo – ma sempre in luoghi chiusi. Si fanno grasse risate raccontandosi aneddoti hard “di quando mi sono ubriacato e ho rimorchiato quella very hot chicken che stava al bancone della birreria”. Poi aggiungono esclamazioni e particolari irripetibili, autoincoronandosi cosi’ re della tavolata, eroi incontrastati degli altri commensali, osannati e riveriti come veri machi.
Chiaramente e’ tutto falso: la very hot chicken non e’ mai esistita, se non nelle loro testoline o al piu’ in qualche cartone animato giapponese visto la sera prima. Infatti, se vedono una ragazza normale, non riuscirebbero mai ad abbordarla. (Discorso totalmente diverso e’ quando la ragazza e’ anch’essa nerd...ma di solito le ragazze nerd non stanno nelle birrerie, a meno che non siano norvegesi o spagnole – vedi sotto - quindi escluderei l’ipotesi).
Chattano. Hanno tutti facebook appunto e cosi’ poi quando s’incontrano a pranzo o al coffee break possono vantarsi del numero di “amici” che hanno e poi spettegolare di questo o di quello, parlare delle ultime news, insomma avere argomenti di conversazione ben strutturati, ben pensati e aggiornati che gli diano una parvenza di normalita’ per quei primi 5 minuti, per poi ridiscendere negl’inferi della scienza, per i restanti 10. Fanno a gara a chi conosce piu’ siti “fighi” e a chi conosce piu’ gossip del poverino di turno assente perche’ impegnato in un esperimento.
Direi che, tra i nuovi nerd maschi, gli argomenti di conversazione piu’ gettonati sono le donne e le posizioni piu’ strane in cui fare – virtualmente - sesso ( o in cui si e’ fatto – virtualmente - sesso...), tra le femmine-nerd ascoltare e ridacchiare, facendo finta di condividere o di averlo sperimentato – e qualcuna piu’ coraggiosa, di solito sono le norvegesi o le spagnole - vedi sopra - cerca di inserirsi nella conversazione, dando a vedere una certa disinibizione e sottintendendo facilita’ di costumi.
Pero’ a tavola sono uguali al nerd vecchia generazione: mangiano compostissimamente, pianissimamente, non aprono bocca se non hanno ingoiato fino all’ultima briciola – avranno letto su facebook che masticando piano e bene si digerisce meglio! – tremano quando a fine pasto devono sbucciare la frutta – di solito arance e mele costituiscono un vero osso duro – e soprattutto mangiano quei dolci fosforescenti che si vedono solo nelle mense (o anche in genere nelle pasticcerie francesi, avete presente?).

Io non li sopporto piu’.
Sono circondata: non li capisco quando mi parlano, mi estraneo quando a tutti i costi vogliono spiegarmi quello di cui si occupano loro e non me ne frega neanche niente di sapere del criticalmagnetizationbehaviorofthetriangularlatticequantumantiferromagnets, perche’ per me sono solo letterine attaccate le une alle altre senza senso.
Il problema e’ che a stare immerso in questo ambiente, se non stai veramente attento cazzarola, rischi di diventare un semi-nerd, cioe’ una persona che non nasce sfigata grazie a dio, ma che piano piano assume quegli atteggiamenti da potenziale-nerd e qualche volta fa battute da nerd e ci ride, da solo e magari a voce alta.
E’ difficile ed ho paura.
Ma con orgoglio posso dire che io la tenda della doccia con su la tavola periodica ancora non l’ho messa (citazione della puntata pilota di The Big Beng Theory)..
Salvatemi quando questo accadra’...

*La mia spiegazione geografica e’ questa: avete mai notato che le facolta’ scientifiche – o i grandi poli di ricerca scientifica - salvo rare eccezioni, sono sempre in periferia, difficilmente raggiungibili con i mezzi pubblici, isolati, spesso bui, con corridoi stretti e lunghi, claustrofobici, semi-deserti, labirintici, con ben pochi diversivi e addirittura senza bar o punti di aggregazione che non siano biblioteche silenziosissime, aule-studio o infernali macchinette del caffe’-scoppia-milza? La spiegazione ormai obsoleta a quest’obbrobrio e’ la necessita’ di avere spazio per i laboratori, sicurezza per gli esperimenti, bla bla...
Avete invece mai notato che le facolta’ umanistiche si trovano sempre in centro citta’, generalmente in bellissimi palazzi d’epoca perfettamente ristrutturati, vissuti, immersi nella vita reale cittadina, pullulanti di idee e di cultura, persone che si muovono, parlano e che, si!, “perdono tempo” confrontandosi con altri colleghi “scansafatiche” tra una lezione e l’altra?

mercoledì 19 ottobre 2011

leggendo "Cronache di poveri amanti"

[...] Otto giorni cosa sono? A volte si arriva da una domenica all'altra, senza nemmeno accorgersene. Ma il Nesi, che conosciamo abituato a far di conto, potrebbe dirci che otto giorni sono 192 ore, divise in 11520 minuti, divisi in 691200 secondi. Il Padre Eterno, per creare il mondo, ne impiego' soltanto 518400. Possono quindi accadere molte cose, dall'uno all'altro lunedi'. [...]

mercoledì 21 settembre 2011

I miss iodio

Grenoble e’ famosa per: le montagne, che la circondano interamente – meta sciistica di mezza Europa; la Grande Chartreuse - convento di clausura dell’ordine della confraternita di san bruno’; le noci.
Le montagne sono bellissime. Dominano il paesaggio costantemente. D’inverno sono la mia croce (non scio e percio’ devo subirmi – ogni weekend, per almeno 6 mesi l’anno – la solita domanda:ma perche’ non provi?) ma sono anche il mio godimento (quando inizia a nevicare, il cielo si fa scuro, l’aria gelida, la montagna di fronte si comincia a imbiancare come un panettone con lo zucchero a velo a natale:meraviglia!). D’estate sono perfette per un randonnee’ domenicale, per respirare un po’ d’aria fresca e pulita e conquistare la vetta stanchi e contenti (magari, ci scappa pure un tuffo in un lago gelato e l’avvistamento di un capriolo che ti scruta silenzioso da lontano)..Non male.
Qualche giorno fa abbiamo conquistato i 2200m di una delle cime delle Belledonne. Quando abbiamo avvistato da lontano il rifugio – che sembrava non arrivasse mai – eravamo contenti come stambecchi di fronte a un prato fresco bagnato dalla rugiada..Il paesaggio, lungo l’intero tragitto, e’ veramente bello..Verde, fiorito, silenzioso, fresco. I laghi sono cristallini e invitanti e i torrenti sguizzano di acque chiare.
I monti del Vercors e della Chartreuse (le altre due catene montuose, per concludere il giro a 360 gradi intorno alla citta’..) sono piu’ bassi delle Belledonne e hanno forme piu’ irregolari e asimmetriche, ma sono ugualmente affascinanti.
Credo che ogni citta’ abbia la sua situazione climatica particolare che poi, a lungo andare, spiega sempre il comportamento della gente che ci vive e gli stati d’animo che si creano.
Trieste ad esempio era affascinante e unica quando stava per arrivare la bora: pare che quell’elettricita’ nell’aria – difficilmente spiegabile a parole, se non si e’ mai vissuta – che precedeva il suo arrivo fosse poi la spiegazione per la grande concentrazione di matti nella citta’...
A grenoble la bora prende il nome di montagne. Questa chiusura geografica al mondo non crea pazzia, piuttosto qui si vive come se stessimo in un paesino di montagna, dove si mangia burro fuso e patate al formaggio tutto l’anno e c’e’ tanto alcol che scorre – nonostante siamo praticamente a 0 metri sul livello del mare.
Di diverso rispetto al villaggetto di 500 anime a 2000 metri di altezza, c’e’ che il fantasmagorico polo scientifico ha attirato tanti stranieri. Quindi, invece delle mucche, a spasso si trovano umanidi che contribuiscono ad animare la citta’, in un certo qual modo.
La gente e’ cordiale, come lo sarebbe a cortina d’ampezzo e si vedono in giro pure quei faccioni avvinazzati e rugati dal sole, tipici di chi vive in montagna..
D’altra parte, il cibo fa schifetto. Molte verdure devono essere importate perche’ non c’e’ spazio per coltivarle. Insomma, vivo in un mondo senza melanzane ...
D’altro canto, ad aggiustare tutto c’e’ la chartreuse – il liquore questa volta, non il convento.
Questo liquore dalla lunga e tormentata storia, e’ disponibile in due colorazioni:verde per i maschi e giallo per le femmine. E’ il classico liquore da certosini..solo due monaci ne conoscono la ricetta segreta e cosi’ e’ stato e sara’ nei secoli dei secoli.
La chartreuse-convento invece e’ un luogo di immenso silenzio e meditazione.
Immerso nel verde delle montagne, non e’ possibile visitarlo al suo interno (fatta eccezione per la cappellina piu’ semplice e bella che mi sia capitata di vedere, sempre aperta). Pero’ esiste un film/documentario che in 2 ore e 15 di silenzio racconta la giornata dei suoi abitanti, scandita da preghiera, meditazione, isolamento, ma anche giochi sulla neve e momenti di unita’ collegiale (philip groening, into great silence).
E poi le noci, si. Il che mi fa pensare, ancora una volta, che tutto sia sempre collegato da un filo invisibile. Venendo da Benevento, notoriamente paese di streghe e di streghe danzanti intorno agli alberi di noce, pensavo di avere la prerogativa e che solo li le noci fossero le vere noci. Invece no, esistono alberi di noce anche da altre parti del mondo e grenoble e’ una di queste – ma senza riti magici..
A Grenoble si vive bene. Si vive tranquilli. Si gira in bici, e puoi dimenticare dove hai parcheggiato la macchina perche’ i mezzi di trasporto sono efficientissimi.
La vita culturale si sveglia da marzo/aprile in poi, quando tutti finalmente ripongono gli sci in cantina e le temperature cominciano a ritornare normali...
Certo, la mancanza di iodio spiega molte cose da queste parti, cose che non possono essere recuperate da una sciata sulla neve ne da una giornata al sole – perche’ pure il sole e’ diverso, un po’ lo stesso concetto dell’acqua di napoli per fare il caffe’ quello buono...
I like Grenoble but I miss iodio.